Avere cura

“Giù le mani dalla scuola”, lo slogan che circola in questi giorni. Siamo tutti molto stanchi e preoccupati che la scuola chiuda e i bambini si ritrovino nuovamente in Dad con tutte le conseguenze che questo comporta.
La mia riflessione però vuole fare qualche passo indietro, per non focalizzarsi solo su alcuni aspetti ma cercare di avere un sguardo e un punto di vista più ampio. In genere quando cerco di comprendere e capire qualcosa, mi fermo e faccio qualche passo indietro, per avere una visuale più ampia, un quadro d’insieme.
Durante una formazione una docente ha fatto luce sul termine “CURA” e sulla differenza tra “prendersi cura” e “avere cura”. Il prendersi cura prevede un processo che procura all’altro ciò di cui ha bisogno. L’avere cura invece ha un significato più ampio, apre la possibilità all’altro di scoprire se stesso, prendersi cura di sé per migliorarsi e così potersi prendere cura anche degli altri, valorizzare la propria unicità, i propri talenti. Questo dettaglio mi ha acceso una serie di pensieri e connessioni. Cosa significa quindi “avere cura” dei bambini? Chiedere che la scuola rimanga aperta così come impostata oggi, con distanziamento, mascherine, gel disinfettante, limiti, individualismo, competizione, voti, profitto, ambienti non idonei, spazi ristretti, materiali limitati, personale non sempre formato e pagato in maniera adeguata? Non parlo di tutte le scuole, ma di tante e non parlo delle persone che ci lavorano, come in tutte le grandi aziende c’è chi lo fa con grande passione, dedizione e sacrificio e chi invece attende solo lo stipendio a fine mese. Nulla di nuovo. Ma avere cura non significa forse fare in modo che i bambini scoprano se stessi, valorizzare le loro differenze e quindi permettere loro la libertà di esplorare, di relazionarsi, di condividere, di STARE insieme e FARE esperienza, di stimolare un pensiero critico, predisporre un ambiente idoneo che risponda ai loro bisogni e alla loro naturale fame di conoscenza, alimentare la fiammella che arde dentro di loro. Significa anche avere cura del loro corpo, della loro mente e della loro anima attraverso cibo sano, natura, movimento, libri, arte, cultura e tanta bellezza. Osservare i loro bisogni e si anche i loro disagi, che dopo un anno iniziano ad evidenziarsi in tanti perché si loro si sono adattati molto bene a tutto, forse a troppo. Non rimaniamo ciechi e sordi, sminuendo o pensando che capita solo agli altri e ascoltiamo
Non pretendiamo di delegare il loro benEssere psicofisico alla scuola, agli insegnanti, ma collaboriamo in maniera sinergica per co-creare benEssere, per nutrire in maniera profonda i bambini, tutti i bambini, affinché possano vivere in un mondo migliore. Avere un desiderio di comunità, mettendosi a disposizione perché se pensiamo a curare solo il nostro orticello prima o poi l’aridita che vi è intorno, arriva anche all’interno del nostro recinto.
Allora direi “Giù le mani dai bambini”, usiamole per ricostruire insieme la scuola, per ridare vita e forma ad un luogo dove i bambini vengano accolti, rispettati e nutriti nella loro interezza, per sbocciare nella loro meraviglia.
Non possiamo rimanere fermi e aspettarci che siano gli altri a “fare”, scendiamo in campo non solo per urlare “scuole aperte” ma perché vengano rispettati tutti i loro diritti e tutti i loro bisogni. Avere cura dei bambini, compete a tutti noi, nessuno escluso.

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