Tempo di trasformazione e di cambiamento. Torniamo ad occuparci dei bambini.

Tempo di profonde riflessioni, di osservazione, di tempo sospeso a volte quasi assurdo. Spero di non turbare gli animi di nessuno ma sento l’esigenza di condividere e comunicare ciò che penso e il sentire di molte persone con le quali si cerca di collaborare ormai da tempo per una trasformazione e un cambiamento necessario ed urgente, nella scuola, nelle famiglie e in tutta la comunità.

Viviamo in una società frettolosa, del fast, del tutto e subito, dell’usa e getta, del business, della performance, dei protoccoli e delle continue connessioni digitali. Noi adulti sempre di corsa, il tempo scorre veloce e ci si ferma raramente per osservare e riflettere. La comunità educante affronta un periodo di confusione totale, si è passati da metodi impositivi ed autoritari ad altri lasciavi e permissivi, da regole e limiti che soffocavano, alle campane di vetro sopra il proprio figlio. Si sono create fazioni su ogni argomento, accudimento, educazione, scuola, salute, metodi di apprendimento. Ognuno porta avanti le proprie convinzione, spesso alzando muri e limitando la collaborazione. In mezzo ci loro, i bambini, sballottati un po’ qua un po’ la, trasportati sin dai primi mesi, come pacchi da consegnare a insegnanti, educatori, nonni o babysitter. Trattati come piccoli umani non pensanti, contenitori da riempire di nozioni, informazioni, regole e limiti. Noi adulti decidiamo per loro, parliamo per loro, siamo arrivati a pensare per loro e a riempirli di aspettative e giudizi, se sono “bravi” ci rendono orgogliosi altrimenti sono bambini cattivi da raddrizzare. Ci gasiamo del loro QI (quoziente intellettivo) ma non ci preoccupiamo del loro sentire e delle loro emozioni (IE intelligenza emotiva). Ma davvero pensiamo di proteggerli, educarli e crescerli al meglio? Come si può pensare di costruire una società sana e un mondo migliore se continuiamo su questa strada. Il bambino è un a persona pensante, se ci fermassimo più spesso ad osservarlo, capiremo quanta meraviglia, quanta saggezza e quanti insegnamenti ha da donarci. Noi adulti pensiamo di avere tutte le risposte e fatichiamo a comprendere che ognuno di noi ha un proprio sentire, un proprio modo di vedere gli altri e il mondo che ci circonda. Se riuscissimo a lavorare su noi stessi, sulla comprensione e consapevolezza delle nostre emozioni, sull’empatia, sul nostro sentire ed agire, riusciremmo a relazionarci con gli altri in maniera più “sana”. Toglieremo la “paura dell’altro” così tanto diffusa di questi tempi, riusciremo a liberarci da molti limiti, ansie e paure che risiedono dentro di noi e avremmo la possibilità di aprirci ad idee nuove e diverse, a punti di vista differenti e riusciremo finalmente a comprendere che la diversità in tutta la sua complessità è una meravigliosa ricchezza per tutti noi. Ricordiamoci che gli altri sono “diversi” per noi, come noi lo siamo per loro. È una cosa che ci accumuna.

Continuare a pensare e a rimanere ancorati a ciò che è stato, ai metodi educativi e di apprendimento tramandati di generazione in generazione, ragionare con il “si è sempre fatto così e siamo cresciuti tutti bene lo stesso”, pensare alla scuola come ad un contenitore fatto solo di banchi distanziati, libri e nozioni e che solo chi ci governa può risolvere i problemi e decidere per noi, non ci permette di evolvere e di migliorare la nostra società. Va compreso che ogni adulto è stato bambino e ciò che ha vissuto e sentito fa parte di lui. I bisogni non soddisfatti da bambini, sono la causa di frustrazioni, ansie, limiti e paranoie da adulti. E non si tratta di “capricci”, i bisogni di accudimento, nutrimento, contatto, relazioni, conoscenza, curiosità, libertà di movimento, comprensione, contenimento e accoglienza del proprio sentire, sono bisogni fondamentali che aiutano ogni bambino a sentirsi amato e protetto, ad avere fiducia in sé stesso e negli altri, a non aver paura della diversità e del mondo che lo circonda.

È necessario quindi ora più che mai, studiare, inFormarsi, osservare, fermarsi a riflettere e confrontarsi per costruire una rete, un villaggio educate che in maniera concreta ed unita, collabora e si adopera con coraggio, coscienza e responsabilità per il bene di TUTTI. Perché proseguire con le proprie convinzioni, coltivando solo il proprio orticello, crea solo muri e limiti che impediscono il cambiamento necessario per un mondo migliore.

In tutto questo mio sentire mi chiedo in questi mesi, cosa abbiamo fatto per i nostri bambini? Siamo rimasti concentrati e quasi pietrificati dal virus, attenti al “distanziamento sociale”, agli assembramenti, alle mascherine e ai litri di disinfettanti. Nel mentre i bambini rimanevano rinchiusi in casa tra una connessione e un’altra, lontano dai loro amici, compagni di scuola e insegnanti. Piccolo untori, dalle capacità sovraumane di portare il virus in ogni dove. Ora che le evidenze e l’osservazione della realtà si discostano dai metodi statistico-matematici e dalle previsioni apocalittiche, mi chiedo da che cosa gli abbiamo protetti? Negare i traumi psicologici, le regressioni educative, cognitive e socio relazionali è un po’ come negare il virus. Vi sono entrambi. Sta a noi adulti comprendere con lucidità e responsabilità da quale rischio proteggerli e quali conseguenze scaturiscono dalle nostre decisioni. Siamo fatti di corpo, mente, anima e spirito, concentrarci sulla protezione di un solo elemento, fa si che si crei disequilibrio in tutti gli altri. Credo sia arrivato il momento di fermarci, migliorare noi stessi per migliorare le relazioni con gli altri, metterci in ascolto e permettere ai nostri bambini di crescere e vivere al meglio senza la paura ed il terrore degli altri e del mondo. Seminiamo speranza!

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